L'OBESITA' INFANTILE
 
L'obesità infantile è un fenomeno in aumento e tutto questo dipende indubbiamente dal fatto che negli ultimi anni sono sempre più migliorate le condizioni di vita e quindi si è resa sempre più disponibile una maggiore quantità di alimenti.
La maggiore incidenza si verifica nel sesso femminile ed è più frequente nel periodo adolescenziale, anche se negli ultimi anni il suo riscontro al di sotto dei 7-8 anni è sempre più comune. Dati epidemiologici precisi non se ne hanno, anche se una sua stima di incidenza non dovrebbe discostarsi molto dal 20%. Numerosi sono i criteri per la valutazione del grasso corporeo; alcuni particolarmente precisi e complessi, altri di più immediato impiego.
Un primo criterio è quello che studia l'aumento del rapporto peso-altezza : si definirà obeso quel bambino che presenta un peso superiore del 20% rispetto a quello che sui grafici di crescita (le curve auxologiche sono sempre presenti sui libretti sanitari di ciascun bambino) corrisponde alla sua statura. Un'altra tecnica utilizzata è quella della misurazione delle pliche corporee, si valuta in questo modo la distribuzione del grasso a livello del tricipite, della scapola, del bicipite, del quadricipite femorale e della cresta iliaca; i valori ottenuti vengono poi riportati su appositi grafici.
La prima valutazione del bambino obeso deve essere quella endocrinologia, ricordando però come fino a qualche anno fa molte situazioni di soprappeso fossero imputate, con puri artifizi di fantasia, a malattie ghiandolari: l'obesità infantile da disendocrinopatie è rara (!), e possiamo ricordare alcune di queste forme: ipotiroidismo, nanismo ipofisario, sindrome di Cushing, sindrome di Willy-Prader, sindrome di Lawrence-Moon-Biedl, sindrome di Klinefelter…
Più importante di quella endocrinologia, è l'interpretazione del rapporto tra fattori genetici e amb ientali dell'obesità. Per quanto riguarda i fattori genetici interessanti sono stati gli studi relativi alla disposizione del grasso nei gemelli monozigoti, in questi bambini l'evoluzione dell'obesità è simile, mentre si diversifica negli eterozigoti; l'obesità delle bambine si correla a quella delle madri biologiche e non a quella delle madri adottive.Per quanto riguarda poi i fattori ambientali sono sempre, come per tante altre situazioni, correlati a fattori economici, culturali, ambientali e psicologici e la loro interazione è indubbiamente molto complessa.
L'obesità non è certo rara nelle classi economiche meno abbienti, le madri di adolescenti obesi sono mediamente di più basso livello socio-culturale. L'obesità è anche più frequente nei figli unici; donne obese e/o che hanno avuto un eccesso di peso durante la gravidanza, partoriscono bambini di peso elevato per l'età gestazionale e con un aumento del tessuto adiposo.
Ricordiamo poi come l'aumento di peso secondario a iperalimentazione sia una ben nota risposta a situazioni psicoambientali sfavorevoli. Sempre tralasciando le problematiche endocrinologiche, la terapia dell'obesità è complessa in quanto complesse e variegate sono le cause che la determinano. Fondamentale è la motivazione della famiglia e quella del bambino, ed a sua volta dipende dall'età del bambino stesso e da come vive la sua condizione. Ecco perchè lo sforzo che il pediatra deve compiere deve essere rivolto a tutta la famiglia nella sua globalità.
La dieta che seguirà, ricordiamo che non esiste terapia farmacologia, sarà qualitativamente normale, non dovrà essere troppo ipocalorica e/o povera di proteine, per non compromettere tutti gli altri aspetti dello sviluppo (crescita staturale…). Ricordiamoci che non dovremo essere troppo rigidi nell'applicarla, il bambino non dovrà sentirsi "ammalato", per cui la festina di compleanno con relativa torta e lo spuntino al fast-food, potranno esere concessi di tanto in tanto. Si cercherà dunque di convincere il bambino a mangiare quanto basta a non aumentare di peso, in modo che il dimagramento sia lento e progressivo, che il peso cioè si avvicini sempre più a quello corrispondente all'altezza che intanto aumenta. Ricordiamo però che quando si parla di ragazzi, di adolescenti, il concetto di dimagramento relativo alla crescita staturale non è più valido e di conseguenza il colo ponderale dovrà essere ottenuto molto più lentamente, in tempi più lunghi.
Instaurare con i bambini in esame un rapporto di fiducia è di fondamentale importanza; bisogna coinvolgerli, motivarli al "sacrificio" di fare la dieta; scrivere un diario su cui annotare ciò che si mangia, è un modo di concentrarsi sull'impegno assunto. E' inoltre opportuno che in casa siano solo presenti quegli alimenti necessari per il quotidiano consumo: la dispensa ricolma di snak al cioccolato non fa certo bene né alla dieta, né a chi cerca di farla.
Al controllo dietetico deve poi associarsi una adeguata attività fisica e ricordiamoci che dovrà essere il bambino stesso a sceglierla. In conclusione curare il soprappeso anche in età pediatrica non è difficile, arduo è invece trovare una adeguata collaborazione di tutta la famiglia; nuove abitudini si dovranno instaurare, una nuova cultura nelle relazioni famigliari si dovrà sempre più fare strada per convincere il bambino obeso a dimagrire, con fermezza, ma in un'atmosfera cordiale.

A cura del Dott. Cesare Zambelloni