CHIODO SCACCIA CHIODO

 

Si racconta che un po’ più in la di Brunico, sulle Alpi, oltre i sette passi, i cento tornanti, le mille curve e i vari su e giù della pedemontana, ci sia Homelet, Homelet la città più lontana. I suoi abitanti per qualsiasi cosa di cui abbiano bisogno devono prendere la macchina e guidare per ore ed ore oltre i sette passi, i cento tornanti, le mille curve e i vari su e giù della pedemontana per raggiungere il posto più vicino dove trovare negozi per generi di prima e seconda necessità. Ad Homelet non c'è un negozio, non c'è una fabbrica, non c'è niente di niente e poco di tutto, ma per fortuna ad Homelet tutti hanno la macchina, anche i bambini, a pedali naturalmente. In città tutti hanno un parcheggio, o più di uno o più di due a seconda del nucleo familiare e delle macchine possedute. In città tutti hanno una o due o più ruote di scorta, perché non si sa mai. In città tutti hanno una o due o più taniche di benzina, perché non si sa mai. Non si mai e mai si era saputo poiché mai niente era accaduto. La frenata Un pomeriggio Raffaello Capuzzi, mentre guidava verso Homelet, vide un'ombra attraversargli la strada e subito la macchina perse di aderenza, sbandò un po’ di qua, un po’ di la e si fermò dondolando sull'orlo del tornante. Raffaello scese, bianco come il gesso, e constatò che la gomma anteriore destra era forata, molto forata, guardò oltre l'orlo del tornante le mucche formichine in fondo alla valle e svenne sul posto. Svenimento Il giorno dopo vicino al paese successe simil sfortuna al dottor Dodo Mezzocalzino, lui non svenne, ma era bianco pure lui come il gesso. Il carro attrezzi chiamato sul posto col cellulare non arrivò mai perché ebbe forate le due ruote gemelle posteriori e… In pochi giorni gli incidenti forati aumentarono di numero in maniera inusitata e pure smisurata. Il colmo avvenne tre giorni dopo l'ultima foratura quando nel garage dell'avvocato Amedeo Zampilla vennero trovate ben due ruote di scorta forate. L'avvocato diventò rosso, viola, anche un poco blu e denunciò ignoti presso la locale caserma dei carabinieri. Il timbrato Ordini telefonici partirono per la località più vicina affinché adeguate scorte di gomme e ricambi arrivassero al più presto ad Homelet, ma il camion dei ricambi venne bucato, scoppiato e sgonfiato all'inizio della salita della piazza del municipio, il camion sbandò, salì sul marciapiedi, si ribaltò e tutte le gomme rotolarono veloci verso il fondo valle. L'eroico Alfredo Stampalato, guardia civica, nel vano tentativo di fermare due Pirelli per il suo trattore venne arrotato e stampato contro il muro. Per fortuna nessun danno per il muro, Alfredo porta invece il segno del battistrada stampigliato sulla fronte. Invasione Don Angelo Dindan forò la sua bicicletta all'imbrunire e perdendo l'equilibrio ci cadde sopra schiantandola con il suo corpo. Aiutato da alcuni parrocchiani a rialzarsi si scoprì fra i raggi della ruota posteriore un topo maciullato, uno strano topo, un topo chiodone. Istanze circostanziate e preci all'uopo adatte vennero elevate in Municipio e in Parrocchia ma nessuno sapeva cosa rispondere e così ci fu silenzio. Un silenzio maligno, sospetto, delatorio, anonimo, rancoroso, immotivato, fantasioso e sibilante. Tutti diffidavano di tutti, nessuno si fidava di nessuno. Le autorità presero le prime decisioni. Proibito dar da mangiare ai topi. Miaooo! Proibito ai topi di uscire dalle tane fra le 8 e le 20. Proibito ai topi di uscire dalle tane dalle 8 alle 12. Proibito ai topi di uscire dalle tane e basta. Naturalmente nessuna di queste decisioni sortì il benché minimo effetto. Il Sindaco e la Giunta comunale emisero un'ordinanza in cui vietavano ai topi di bucare le gomme alle auto, poi una in cui ordinavano ad ogni famiglia di acquistare una trappola per topi, poi una in cui ordinarono ad ogni famiglia di adottare un gatto. Naturalmente i topi continuarono a bucare le gomme,  distrussero le trappole e graffiarono i gatti che fuggirono. Il Sindaco e la Giunta comunale emisero un'ordinanza in cui vietavano agli automobilisti di farsi bucare le gomme, poi un'altra in cui vietavano la circolazione di notte, poi un'altra in cui vietarono ad ogni famiglia di usare la macchina e avvenne la rivoluzione. Invasione I cittadini compatti marciarono verso il Municipio, dove il Sindaco e la Giunta si barricarono, formarono turni e picchetti, nessuno poteva entrare o uscire senza che loro volessero e diedero un ultimatum al Sindaco: trovare la soluzione al problema o restare per sempre prigioniero nel Municipio. Dal Municipio partirono telefonate verso altri Municipi per avere informazioni, aiuto, ma nessuno sapeva cosa fare. Un Assessore si lesse tutte le pagine Gialle ma non trovò niente di niente. Un altro navigò e naufragò in Internet. Un altro ancora piangeva e pregava, pregava e piangeva. Fabro pedala I giorni passavano ma la situazione non cambiava e i topi chiodoni moltiplicavano le loro presenze e le loro malefatte, o si dice buchefatte?  La gente era esasperata, cominciava a serpeggiare la voglia di dar fuoco al Municipio e forse a tutta Homelet per stanare in maniera sempiterna i topichiodoni. Successe invece che un giovedì mattino arrivò in paese in bicicletta un tipo, strano, strano che la sua bici non era ancora stata bucata, vestiva in modo umile, strano che la sua bici non era ancora stata bucata, aveva in testa un buffo cappellino, strano che la sua bici non era ancora stata bucata, e dietro la sella aveva uno strano armamentario, strano che la sua bici non era ancora stata bucata. "Muleta! Muleta!" cominciò a gridare, "affilo lame e aggiusto ombrelli, venite venite da Fabro Chiodelli". Parcheggio Fabro Chiodelli detto Chiodo, perché era magro come un chiodo, si era stufato di stare chiuso fra le scansie della ferramenta dello zio, fra chiodi a occhiello, a rampino, da falegname, da maniscalco, fra semenza e ribattini.  Da alcuni anni, si era messo a girare per paesi e città a molare lame e ad aggiustare ombrelli, era da sempre il suo chiodo fisso. Il lavoro gli piaceva, si guadagnava da vivere, e cosa ben più importante gli permetteva di girare in bicicletta e di vedere sempre posti diversi. "Robe da chiodi!" esclamò quando sentì dalla gente raccontare gli ultimi accadimenti e aggiunse anche "forse so io cosa si potrebbe fare per scacciare i topichiodoni". In un amen venne accerchiato dagli abitanti di Homelet, tutti volevano sapere, tutti volevano vedere, tutti volevano essere i primi, offrivano cose, soldi, anche mogli in cambio e intanto lo spingevano, lo pigiavano, lo schiacciavano e per salvarsi dalla ressa il giovane dovette trovar rifugio nel Municipio. Il Sindaco dalla finestra aveva sentito tutto e aveva mandato un assessore ad aprire la porta e, appena entrato Fabro, a chiuderla. Fuori la gente si accalcò contro la porta d'entrata. Nella sala consiliare venne sottoposto ad un fuoco di domande: come, dove, quando, chi, perché,… La folla di sotto rumoreggiava contro la porta. Con calma Fabro spiegò e convinse e alla domanda: "quanto?"  rispose: "niente!". La folla di sotto ribolliva contro la porta. La risposta convinse Sindaco e Giunta. Il sindaco si affacciò alla finestra del suo ufficio e diede ai suoi concittadini la bella notizia, prendendosi il merito del convincimento. Fabro dovette uscire anche lui alla finestra a salutare. Venne indetta una riunione straordinaria di tutti i cittadini per la sera dove Fabro avrebbe detto cosa fare e come farlo. Alla riunione vennero in tre, uomini, donne e bambini, era la prima volta che si ritrovava la città al completo. Fabro raccontò, spiegò, rispiegò e diede appuntamento a tutti per l'indomani. Ognuno aveva un compito, ognuno aveva le istruzioni, era importante cooperare, assieme avrebbero potuto farcela. Fiumi d'olio Ora vi racconto come. All'alba la strada che immetteva in Homelet venne chiusa da un muro di assi di vero legno di pianta, al muro venne affissa, come esca, la bicicletta di Fabro, con le uniche e ultime ruote gonfie della città. Nello stesso momento tutte le donne di Homelet versarono nelle strade litri e litri di olio da cucina, burro e margarina. I topi attirati dall'odore di gomma gonfia cominciarono ad uscire dai tombini, dalle cantine, dai solai, da tutte le parti, di corsa, rapidi, veloci e a scivolare per le strade oliate e in discesa di Homelet, prendendo velocità, fino a stamparsi contro il muro ligneo, restandovi impiantati. Fuggifuggi Gli uomini, su indicazione di Fabro, avevano lavorato tutta notte smontando e rimontando i temperamatite dei loro bambini, trasformandoli in stemperini. I topi inchiodati al muro venivano levati, stemperati e lasciati liberi oltre il muro e con le zampe unte e bisunte ricominciavano a scivolare verso il fondovalle. I bambini intanto avevano legato calamite a dei cordini e le mettevano in ogni, buco, pertugio, fessura, antro, pescando i non pochi topi sospettosi rimasti nascosti. Mulinando la corda sempre più veloce i bambini riuscivano a  lanciare come con una fionda i topi contro il muro di legno e li si impiantavano, sembrava il gioco delle freccette. Calamità calamitata Lavorarono sodo per ore ed ore e un poco alla volta il lavoro diminuì, verso sera non si trovarono più topi ad Homelet. I primi che cercarono di festeggiare con balli e canti scivolarono sull'olio. Tutti passarono il resto della notte a pulire, a smontare il muro di legno, a rimettere a posto gli stemperini. All'alba stravolti ma felici si addormentarono, praticamente dov'erano e dormirono tutto il giorno e verso sera si risvegliarono e cominciarono i festeggiamenti. Durarono per tre giorni. Offrirono a Fabro una casa da abitare, un lavoro da fare, ma lui rifiutò cortesemente e allora tutti gli portarono le lame da affilare e gli ombrelli da aggiustare  e lui fu felice così. Quando il suo lavoro finì salutò tutti e diede appuntamento al prossimo anno, partì con la sua fedele bicicletta, e divenne a poco a poco un puntino all'orizzonte. saluti Dei topichiodoni non si seppe più nulla e l'anno dopo quando Fabro tornò ad Homelet trovò una sorpresa: un bellissimo gazebo col suo nome nel centro della piazza con anche un poggia biciclette, omaggio degli abitanti che tutti i giorni a turno lo invitavano a pranzo, a merenda, a colazione e pure a cena e lui era contento così. Finito il lavoro ripartiva e poi l'anno dopo ritornava, e così sta ancora facendo.

                                             
Autore: Massimo Cauzzi
Disegni: Barbara Bertoletti