| L'UOVO DI COLOMBO |
| C'era
una volta un mondo dove comandavano i Generali.
I Generali conoscevano poche parole e usavano sempre quelle, anzi le gridavano, fortissime, nei microfoni della radio e della televisione. Se qualcuno spegneva la radio o la televisione uscivano lo stesso dal telefono, dai rubinetti, dalle lampadine, dai cassetti, dovunque. Bombe, cannoni, missili, mitragliatrici, cartucce, carri armati, portaerei, bombardieri e altre ancora. Se le gridavano fra di loro ed ogni parola era seguita da scoppi, urla, incendi, fumo, paura, desolazione.
Nessuno usciva più di casa, adulti e bambini, cani e gatti, pollai
e orti si erano trasferiti sottoterra e avevano tantissima paura. Il sole,
i prati, i fiori, l'aria fresca e pulita erano un lontano ricordo o forse
non erano mai esistiti.
Fra tutti gli abitanti del pianeta chi stava peggio erano i bambini. Alla televisione non c'era mai un cartone animato per ridere, i libri di fiabe e storie erano spariti o mai esistiti e quel che è peggio nei sotterranei non si poteva giocare col pallone o coi pattini e nemmeno correre con la bicicletta. Trovarsi con gli amici di un'altra via o di un altro quartiere poi era impossibile.
I bambini avevano però scavato delle piccole gallerie dove solo
loro riuscivano ad infilarsi e di nascosto si ritrovavano per scambiarsi
figurine, bolli usati e per inventare giochi con la fantasia. Un giorno
decisero che era ora di finirla con quella vita, che bisognava cambiarla,
in meglio, o almeno tornare a com'era prima. Pensa e ripensa, non trovavano
la soluzione, solo una magia avrebbe potuto cambiare le cose e così
fu.
Un nonno aveva raccontato la storia di un Mago, chiamato Magobambino, che compariva, a volte, ogni cento anni, non si sa dove, non si sa come. Lo cercarono ovunque, tra i tegami delle mamme, nei cassetti dei comò, fra le pagine dei libri e perfino tra i petali dei fiori finti che c'erano nelle case.
Un giorno finalmente un bambino di nome Colombo lo ritrovò, e sapete
dove? Adesso ve lo racconto.
Il bambino Colombo tutte le mattine era obbligato dalla mamma a bere l'uovo crudo,
perché fa bene diceva lei, ma come fa schifo diceva lui. Anche quella
mattina la mamma tolse l'uovo dal comò che fungeva da pollaio, lo
appoggiò sul portauovo, diede a Colombo il cucchiaino e poi uscì
per andare al lavoro.
Colombo fece uno svogliato piccolo buco nel guscio e meraviglia delle meraviglie dentro
l'uovo non c'era l'uovo ma un bambino, piccolo come un pulcino: era Magobambino,
addormentato come un bambino, col dito in bocca. Svegliare Magobambino
non fu facile, ma raccontare cosa succedeva i quei tempi fu questione di
un attimo.
Quando Magobambino seppe cos'era successo e come vivevano male tutti i
bambini, decise che era ora di finirla con i sotterranei e con i generali.
Si alzò in punta di piedi e pronunciò la magica formula: "ali alucce aline e alette voglio qui mille palette, per i peli di King-Kong io le voglio da ping-pong" All'istante tutti i bambini ebbero le magiche palette da ping-pong fra le mani e Magobambino insegnò subito loro come usarle.
Quando i Generali gridavano le loro parole dai microfoni della radio o
della televisione, i bambini con le palette gliele rimandavano indietro,
ma non nelle orecchie, in bocca, in gola e giù giù nella
pancia, e fecero una grossa indigestione.
I Generali avevano ormai le pancie gonfie da scoppiare e non riuscivano più a parlare. A poco a poco le parole si mischiarono, si digerirono e cominciarono ad uscire di corsa dalle bocche spalancate ma... non erano più le stesse, erano altre, differenti, colorate, profumate, morbide, saltellanti, ridicole, musicali: la magia di Magobambino aveva funzionato.
Colombo che per primo aveva usato la paletta da ping-pong, sentiva alla radio e alla TV parole come: cannoncini, bomboloni, rose e fiori, filastrocca, capriole, saltafossi, raggio di sole, cascatella, fresche frasche, cinguettio, risate, sole caldo e... altre ancora. A poco a poco tutti ripresero coraggio e uscirono all'aperto, fuori dai sotterranei e cominciarono a parlare fra di loro, a giocare, a fare progetti, a sognare. Magobambino salutò Colombo e i suoi amici, raccomandò loro di usare ancora le palette da ping-pong in caso di bisogno, poi si trasformò in una coloratissima bolla di sapone e volò via sospinto da un tiepido sospiro di vento: era cominciata la Primavera.
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NASCONDINO: Tempo Libero - Fiabe AUTORE: Massimo Cauzzi DISEGNI: Bambini IV classe, Scuola Elementare di Dosimo - CR - Anno 99/2000 |