| LA TESTA FRA LE NUVOLE |
|
Giovanni, detto GIO', era andato dalla nonna in
cascina, come faceva tutti gli anni in Agosto. La casa era grande, un po' buia,
ma con mille posti per giocare, al chiuso e all'aperto. La prima cosa che facevano appena arrivati, lui e sua sorella era, quella di andare a rivedere tutti i posti dove avevano giocato la volta precedente per vedere se vi erano stati cambiamenti. Giravano la vecchia casa padronale, massiccia e un po' buia, con il suo giardino un po' trascurato, le stalle ormai vuote, il pollaio abitato e la grande aia, e andavano a salutare l'ultima famiglia di anziani contadini che ancora vi abitava.
In quel posto era nato il loro papà e anche il loro
nonno e di quel posto conoscevano le mille storie ed avventure che avevano
sentito raccontare da sempre.
Era quasi Ferragosto, le giornate erano calde, molto
calde, e il posto più fresco era la vecchia cucina. La cucina era anche la stanza più
animata: fervevano i preparativi per il pranzo, si aspettavano altri parenti e
bisognava preparare la pasta, il ripieno, i bolliti, gli arrosti, le verdure dei contorni e i dolci ( sembrava di
essere nella cucina di un grande ristorante). Per Ferragosto, come tutti gli
anni, i parenti sarebbero arrivati in cascina per festeggiare il compleanno di nonno
Enrico.
GIO' si era svegliato presto ed era sceso in cucina
per la colazione. Poi voleva uscire a fare un giro per i campi, a bagnarsi i
piedi con la rugiada e a raccogliere margherite per la sua nonna.
GIO' decise di uscire per il suo giro, passò vicino
al pollaio e lì vide il cadavere e il suo assassino.Il cadavere era della gallina più grossa del pollaio e l'assassino era Ortensia, la moglie del contadino.
La povera gallina, col collo pendulo, stava fra le gambe di Ortensia
che, veloce veloce, la spennava senza tanti complimenti. GIO' sentì venirgli la
pelle d'oca e un brivido salirgli lungo il collo fin dietro la testa; sentì
caldo caldo in faccia, girò la testa da una parte per non guardare e poi
dall'altra, e poi sentì un ronzio alle orecchie, e poi la testa gli cominciò a
girare, e poi…Come fu come non fu, la testa si svitò, ballò un paio di volte fra le sue spalle e volò via. GIO' era spaventatissimo e curioso nello stesso tempo: non capita tutti i giorni di perdere la testa, ma era una sensazione piacevole, di leggerezza. La testa saliva come un palloncino, lentamente ma costantemente. Volando libero, GIO' stava lasciando sotto di se la cascina e i campi. La testa però non era mai ferma, ruotava un pò di qua un pò di là, dove capitava e GIO' non riusciva a guardare in una direzione per più di due secondi. Era stupito ma non spaventato. Si accorse dai moscerini che gli arrivavano in gola che aveva la bocca aperta e tra un colpo di tosse e l'altro la richiuse ( non senza aver fatto prima tre piroette, due giri della morte e cinque su e giù.)
La cosa era divertente, per certi versi, per altri
un po' meno: bisognava fare qualcosa.
GIO' provò a soffiare col naso e si accorse che così
andava avanti diritto mentre se soffiava con la bocca davanti frenava o andava
indietro e se sollevava il sopracciglio sinistro girava a destra e viceversa se
sollevava il destro girava a sinistra.Si applicò per un pò a fare delle prove di "guida" e divenne subito abile negli spostamenti, peccato non sapere usare le orecchie! Ora poteva guardare, e fissare lo sguardo, dove voleva. Come erano piccole le cose là sotto! I campi sembravano fazzoletti, le case dei dadi e le strade dei serpentelli. Tutto assomigliava ai disegni che faceva alla scuola materna: che ridere. All'improvviso sentì solletico sotto il mento: era entrato in una nube filiforme, che sembrava fatta di morbida ovatta e che gli stava solleticando tutto il viso. Fece un soffio e volò subito fuori capitando in un'altra nuvola che, ci crediate o no, aveva il sapore dello zucchero filato (uhm che buono); in un'altra trovò goccioline di coca-cola e in un'altra ancora cristalli ghiacciati al tamarindo (whauw!!!).
Saliva ancora e la terra sotto non si vedeva più nitidamente con tutte quelle
nuvole e ... no, non era possibile, sentiva lì vicino piangere un bambino;
sterzò col sopracciglio, soffiò col naso e si trovò davanti una cicogna con un
bambino nel fazzoletto attaccato al becco. Ma allora era vero...
GIO' era entusiasta, si sentiva sempre più leggero,
salì ancora e si trovò sopra un mare di nuvole, col sole davanti a lui, caldo,
lucente, con i colori del tramonto; gli sembrava di cavalcare come un cow-boy
nelle selvagge pianure del west.
Venne all'improvviso il buio, ma non gli faceva
paura chè milioni di stelle erano comparse altrettanto velocemente e gli
facevano compagnia. Vide la via lattea, i segni zodiacali, la piccola falce
lucente della luna che si stava facendo e, meraviglia delle meraviglie, vide la
grande cesta dei desideri dove le stelle andavano a cadere d'estate.
Soffiando e sbuffando, sollevando e abbassando le
sopracciglia, volò, girò, scivolò, picchiò, risalì, rotolò, saltellò, sbandò, frenò e
ripartì.Curioso com'era si avvicinò forse un pò troppo ad un'aereo di linea transoceanica, venne investito dal rumore e dal risucchio dei reattori e rintronato come non mai finì nella sua scia venendo trainato per mille kilometri sull'oceano. Ora le nuvole erano più compatte, di colore scuro, spesse, alte come montagne e fredde. Cominciò a piovere e GIO'si bagnava, i capelli ormai fradici gli si appiccicavano anche davanti agli occhi, tanto che non poteva vedere dove andava, mentre l'aria si era fatta sempre più fredda e attorno a lui le nubi cominciavano a scontrarsi per avere i posti migliori per vedere l'alba.
Ogni scontro produceva tuoni fulmini e saette come
mai ne aveva sentiti né visti: era completamente rintronato. Per il freddo si
prese un raffreddore fulminante e sfortuna delle sfortune, cominciò a starnutire
forte, fortissimo.Ormai girava in tutte le direzioni, senza riuscire a guidarsi, senza riuscire a controllarsi, senza riuscire a... che schifo!, gli era venuta anche la candela al naso e gli colava verso la bocca e a lui non piaceva più leccarsela come quando era al nido. GIO' aveva perso l'orientamento e la capacità di guidarsi e così all'improvviso venne risucchiato dal vento e spinto in un turbine di pioggia, cominciò a cadere verso il basso, a tutta velocità. L'unica cosa che ora lo spaventava, lo atterriva, lo aspettava era l'atterragGIO': "..dov'è l'atterragGIO'? Com'è l'atterragGIO'? GIO'! GIO'O! GIO'OO! GIO' aprì gli occhi fra le braccia del suo papà, in casa, e attorno c'erano le facce ansiose dei suoi parenti, come quando era caduto dallo scivolo ai giardini e la sua mamma gli bagnava la fronte con un fazzoletto. Era svenuto, aveva sognato, era tornato, era sudato ed era affamato. Mangiò di tutto, fuorché la gallina, e fece anche una bella indigestione, ma sono cose che non succedono solo ai bambini. La sua storia finì nel tema che la maestra gli aveva dato da fare come compito delle vacanze: prese ottimo in fantasia, buono in grammatica e fu felice. NASCONDINO: Tempo Libero - Fiabe AUTORE: Massimo Cauzzi DISEGNI: Lorenzo Sperzaga |